Masterclass a cura di Paolo Marchetti


Mostra Masterclass


Mostra fotografica della Masterclass di Paolo Marchetti 2017/18.

Gli allievi del corso presentano i loro lavori realizzati durante la Masterclass di fotografia "Reportage e Street Photography" frequentata lo scorso anno presso la Paoletti School of Photography.

Masterclass di fotografia per chi vuole acquisire la consapevolezza dei propri mezzi espressivi nell’ambito della narrazione fotografica ed elevare il livello del proprio linguaggio, dalla Street Photography al reportage, dal fotogiornalismo di inchiesta al ritratto fino ai linguaggi più concettuali.

Questo laboratorio emerge dagli studi di Paolo Marchetti, mediante i quali nasce un programma didattico composto da approfondimenti teorici e soprattutto pratici, con l’intento di fare chiarezza nella relazione che c’è tra i generi fotografici e permettere così ai fotografi di orientarsi al meglio ed individuare la propria voce fotografica.

MOSTRA FOTOGRAFICA MASTERCLASS


  • Apertura: 10 - 16 Settembre 2018
  • Orari:
  • Da Lunedì 10 a Giovedì 13 Settembre - 16.00-22.00
  • Da Venerdì 14 a Domenica 16 Settembre - 10.00-23.30

Entrata Libera

Rocca Isolani
Via G. Garibaldi, 12C, 40061 Minerbio BO

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GLI ALLIEVI


FABIO PASCALE

PLAY

Il coraggio di mettersi in gioco

L’art.23 della convenzione dell ‘ ONU sui diritti del Bambino raccomanda che i bambini disabili : “… possano godere dei una vita piena, in condizioni da assicurare dignità, fiducia in sé stessi e partecipazione “. Il 13 giugno 2013 nasce di fatto il A.S.D.A. SUPETEAM Libertas, la prima squadra di pallamano in carrozzina in Italia. Nasce dal desiderio di Lorenzo di sentirsi parte di una squadra e di poter praticare uno sport potendo condividere la sua passioni con altri e sentendosi parte di un gruppo. SUPERTEAM per la breve esperienza vissuta in prima persona è più di una squadra o di un’ associazione, è una famiglia che mette al centro lo sport come perno e sviluppo di valori come l’integrazione, l’uguaglianza, la solidarietà. Fin dal primo giorno che sono entrato in contatto con il SUPERTEAM mi sono sentito accolto ed ho percepito subito la sincera disponibilità nei miei confronti, sia da parte dei ragazzi che dei genitori che sono parte integrante della squadra. “PLAY” lo sport come gioco, come inclusione, un emersione in un aspetto nobile dell’ essere umano aldilà delle barriere soprattutto mentali dove ognuno si sente parte di un qualcosa di più grande ove ognuno è un supereroe del quotidiano e portatore sano di positività.

Fabio Pascale è nato nel 1971 a Roma , scopro la fotografia circa 10 anni fa . Per me la fotografia è una continua ricerca di me stesso attraverso ciò che vedo. Ho studiato presso la scuola APAB di Firenze, oltre a diversi Workshop con grandi fotografi come, Giovanni Marrozzini, Fausto Podavini, Jacob Au Sobol, Anders Petersen fino a Paolo Marchetti Dal 2001 mi sono avvicinato allo Yoga come filosofia di vita ed ciò che porto con me nella visione del quotidiano.

ALESSANDRO CANOVA

I tesori della cucina emiliana.

L’ingrediente segreto? La famiglia

Nonna, nonna, tu quando hai imparato a “tirare” la sfoglia ? Ero piccola, avevo più o meno la tua età.
Materie prime uniche, un'arte e una sapienza tramandata di generazione in generazione: il cibo in Emilia Romagna non è un semplice alimento ma anche imprenditoria e soprattutto “famiglia”.
Il pasto come momento di condivisione e di amore, il cibo come elemento di unità e valore da tramandare.
Aziende fatte da donne e uomini che, da svariate generazioni, attorno al cibo si riuniscono e lavorano, rafforzando, se possibile, ancora di più il senso della famiglia rendendo i prodotti della cucina Emiliana un’eccellenza nel mondo e che trovano, nella tradizione famigliare, l’ingrediente comune.
In questa regione si sono sviluppate eccellenti realtà culinarie e imprenditoriali che esistono da secoli.
Gli esempi sono noti a molti:
Bologna, con la sua pasta, Modena, aceto balsamico, Reggio Emilia con parmigiano e grana padano, solo per citarne alcuni.

Alessandro Canova, nasce a Bologna nel 1965. Fotografa professionalmente dal 2000 e, dopo aver avuto una attività commerciale nel settore, oggi lavora come free lance. Collabora stabilmente con studi fotografici, agenzie di comunicazione, studi grafici, aziende e privati eseguendo servizi di vario genere. Nel 2007 inizia un progetto fotografico su Bologna, costruendo un archivio di immagini che lo ha portato a sviluppare diverse collaborazioni con enti, attività commerciali e aziende della città per valorizzare il territorio. Contestualmente porta avanti dal 2009 un progetto di reportage fotografico sugli antichi mestieri artigiani del territorio bolognese.

CRISTINA MALCISI

Progetto

Caos e cure domestiche

Il mio progetto nasce in un momento difficile della mia vita e dalla consapevolezza di poterlo accettare solo riscoprendo il mio lato ironico e caotico.
Le immagini sono tutte in interno e ripropongono in modo fisico e materiale la confusione interiore.

Sono tutti autoscatti tranne l'immagine con i tanti abiti addosso, fatta con l'aiuto di una assistente.
La casa come un luogo dell'anima e il corpo come la mia casa, non solo regole e mattoni ma anche una moltitudine di sensazioni ed emozioni che si rivelano anche attraverso gli oggetti.
Comica, rabbiosa, tenera, dispersiva.

Cristina Malcisi
Nata in settembre. Indecisa per natura ma fortemente attratta dalla fotografia, migliorata senz'altro negli anni grazie anche ai vari corsi.
Grande viaggiatrice fino a due anni fa, per il momento viaggio con la fantasia. Amo la fotografia di strada, piccola cronaca di quello che ci circonda, volti, colori,situazioni. La strada è per me un bellissimo scenario teatrale. Vorrei saper usare il colore e la capacità di far entrare in una immagine diversi piani visivi come nel lavoro di Alex Webb.
I libri e la musica mi suggeriscono spesso idee per scattare.
Sono curiosa ma poco paziente.

PIERFRANCO FORNASIERI

Whispers in woods



Più di vent'anni fa, un uomo raccontò di aver assistito alla luminosa apparizione della Vergine Maria in un bosco nei dintorni di Torino, ai piedi di un grande albero, alle cinque del mattino di una fredda mattina d'inverno.
Nel luogo dove questo fatto è avvenuto, attorno all'albero, con il passare del tempo si è radunata una comunità di devoti, che di quel posto ha cura e che lì regolarmente si ritrova.

La devozione e la cura per quel luogo di culto non convenzionale, nel bosco, hanno portato a una vera e propria organizzazione delle attività di raccoglimento spirituale, che unisce l'intera comunità. I sussurri ritmati delle liturgie d'amore per la Vergine, nei pomeriggi d'estate, si confondono spesso con quelli del vento fra le foglie degli alberi.

Pierfranco Fornasieri, torinese. Fotografa probabilmente da ancor prima di possedere una fotocamera. Elabora sceneggiature visionarie che si dispiegano da ordinarie situazioni di vita altrui. Predilige lavorare per progetto. Federico Fellini, i Coen, Simenon, il jazz e la cucina casalinga le sue fonti principali d’ispirazione. Crede nella fotografia spontanea e, pertanto, il suo percorso negli anni si sviluppa in maniera quasi naturale attraverso la Street Photography e la sua produzione lo porta a essere selezionato come membro del collettivo nazionale Italian Street Eyes. Recentemente ha iniziato a dedicarsi a progetti di reportage. E' rappresentato dall’agenzia milanese GT Art Photo Agency.

SUSANNA DE PASCALIS

Cirenaica



La Cirenaica è il rione popolare di uno dei quartieri di Bologna.
Non ha apparentemente nulla di particolare, ma seduce.

Trovo fascino nel suo silenzio, nei sui muri dipinti, nei volti delle persone che ci vivono, nei sui bar, le taverne e nei suoi ponti.
La Cirenaica è la mia Bologna.

Susanna De Pascalis
medico di medicina d'urgenza con vera, profonda passione per la fotografia.

ILARIA FORNARI

La Voce di Giulia



Sembrava che in quegli ultimi dieci anni non avesse mai avuto un attimo di cedimento. Il suo ostinato silenzio creava intorno a lei un'aura di immobilità, una sorta di scomoda armatura che la faceva apparire più forte di quanto non fosse...

Questo progetto nasce dal desiderio di dare una voce al silenzio di una donna, Giulia, ottant'anni, le mie radici, mia madre. Un diario di viaggio, intimo e personale, attraverso le emozioni non dette, mai rivelate, nelle memorie e in tutto ciò che resta dopo di lui, mio padre.
Mi sono avvicinata a Giulia come ci si avvicina ad un luogo sacro, in punta di piedi, con quel timore e rispetto che si riserva alle cose preziose e sconosciute. Ho varcato una soglia, trovando in lei il sentiero per tornare a casa, nel profondo della mia e della sua anima.

Ilaria Fornari è nata a Crema, in provincia di Cremona, nel 1966.
Sin da piccola respira ogni forma d'arte. Dopo gli studi classici e la Laurea in giurisprudenza si dedica con un discreto successo alla scrittura, ottenendo alcuni riconoscimenti. Una decina d'anni or sono, dopo aver trovato una scatola colma di vecchie fotografie scattate dall'amato nonno materno nella Somalia del 1935-1936, decide di partire. Cinque lunghi viaggi in Africa alla ricerca di se stessa e delle sue radici, in compagnia di una vecchia macchina fotografica e un quaderno per appunti. Successivamente, durante la formazione in comunicazione presso il Centrostudi Giornalismo e Comunicazione di Roma, collabora ad due progetti, il primo di educazione alla biodiversità ed il secondo relativo al turismo ecosostenibile nelle zone montane. La passione per la fotografia esplode nel 2014 quando acquista la sua prima macchina reflex. A partire da questo momento frequenta svariati corsi e per due anni fa parte dello staff organizzativo del Festival della Fotografia Etica di Lodi. Nel 2017, l'incontro fondamentale e decisivo, nell'ambito della Masterclass di Fotografia presso la Paoletti Photography School di Bologna, con Paolo Marchetti, fotografo professionista riconosciuto a livello internazionale e suo grande Maestro.
La “Voce di Giulia” è il suo primo progetto fotografico.

“Fotografare è come respirare, diversamente non saprei dar voce alle mie emozioni e al mondo che mi circonda”

SABRINA PERISSINOTTO

Io Venezia



Echi sono questi ritratti non ritratti, come figure sul palcoscenico di una scenografia teatrale. Colori caldi e freddi, caldi delle spezie e freddi del marmo e dei ponti. La nebbia è smorzata dalle cornici dorate.

Venezia è Oriente.

Città scenario trasforma seducendo, essere a Venezia coincide con essere Venezia, ad indossarne una personalità. E’ Venezia a ritrarti, processo inverso.
La città assorbe il soggetto e lo restituisce a me colorandomi.

Sabrina Perissinotto nasce a San Donà di Piave il 7 Febbraio del 1975. Nella città di Venezia soggiorna e si forma, prima presso il Liceo Artistico, poi all'Accademia di Belle Arti, diplomandosi in pittura nel 2003, con la tesi: ”Impronte del corpo e della mente”. Cortometraggio animato realizzato sulla sabbia, prima manifestazione di un' apertura ai diversi media dell'arte visiva, questa esperienza suggella un percorso e sprona l'artista ad approfondire le tecniche dell'illustrazione, della grafica, dell'incisione e della fotografia, con corsi di specializzazione in Italia e all'estero.
Partecipa a molteplici esposizioni collettive e personali e al contempo professionalizza la propria attività nell'ambito della grafica e dell'arte applicata, decorando gli interni delle navi da crociera presso la ditta “Accademeia”, esplorando il mondo reale e interiore e raffinando la propria sensiblità estetica. Il viaggio e la fotografia divengono così lo strumento multiculturale di una maturità personale e artistica che trasmette con passione ai suoi allievi delle scuole medie, dove attualmente insegna.

ROSSANA MESSANA

Liberi di studiare



Risuonano nella mia memoria i luminosi pensieri di Voltaire espressi nel Trattato della tolleranza, era il 1763 e ci si interrogava sulla debolezza della nostra ragione e sull’insufficienza delle nostre leggi; a distanza di 250 anni, come cittadina europea, continuo a pormi le stesse domande. Secondo l’ultimo rapporto ONU sulle migrazioni internazionali oltre 200 milioni di persone, per diversi motivi, hanno lasciato il loro Paese di nascita: emigranti, apolidi, rifugiati, profughi ora vivono in altre nazioni, spesso privi di diritti. Oggi l'Italia è una delle rotte principali dei flussi migratori collocandosi all'undicesimo posto con 5.9 milioni di migranti che risiedono stabilmente sul territorio nazionale, erano 2.1 milioni nel 2000. Tra questi tantissimi “non cittadini” che ci troviamo costretti ad ospitare ci sono anche giovani ambiziosi che cercano in una formazione qualificata la strada per un futuro dignitoso. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) conferma la bassa scolarizzazione di chi fugge dal proprio paese a causa di guerre o per motivi politici e la stragrande maggioranza di questi giovani raramente arriva a proseguire il proprio percorso scolastico, di fatto meno dell’1% dei rifugiati frequenta l’Università.

Come un giovane migrante può costruirsi un futuro?

Il mio sguardo si rivolge verso le città di Bologna e Rimini per documentare la vita universitaria di alcuni di questi studenti sopravvissuti alla migrazione ai quali istituzioni pubbliche abili, che tendono a derogare dalla regola contrattualistica, riescono con fatica a difendere il diritto di studiare. Professionisti illuminati sono ancora in grado di gestire l’accoglienza attraverso il coordinamento di percorsi inclusivi come corsi internazionali e qualche borsa di studio, ma le istituzioni da sole non hanno la forza di sostenere politiche di accoglienza dignitose per questi giovani.

Per i rifugiati non esiste nessuna possibilità di avere un visto regolare per motivi di studio. Nascono così percorsi eccezionali tracciati dall’impegno di chi sta meglio e decide di aprire uno spazio per dare una possibilità a persone motivate ad accrescere le proprie conoscenze e le proprie condizioni di vita. Frezer (33 anni) e Aklilu (33 anni), rifugiati eritrei, raggiungono l’Italia per frequentare l’Università senza dover utilizzare le strade dei trafficanti di uomini grazie alla solidarietà di una rete di italiani intenzionati a garantire il loro diritto allo studio, ad accompagnarli nella gestione dei vari problemi burocratici (sempre presenti per chi voglia chiedere un permesso di soggiorno in Italia) e a sostenerli durante la loro permanenza. Un corridoio umanitario che ha dato a Frezer l’opportunità di accedere al corso di studi in Tourism Economics and Management presso il campus di Rimini dell’Università di Bologna. Sin dall’inizio del suo percorso di studi Frezer ha studiato con impegno e profitto, ottenendo anche una borsa di studio della regione Emilia-Romagna e una borsa lavoro part-time. Ad oggi Frezer si trova impegnato nella redazione della sua tesi di laurea, in perfetto tempismo con le scadenze universitarie. Il titolo della tesi sarà "The image of Ethiopia tourism marketing and government policy" e si concentrerà sull'immagine che il turista internazionale ha dell'Etiopia, Paese che Frezer conosce bene perché ci ha vissuto per 4 anni conseguendo la laurea in giornalismo. Aklilu si è da poco laureato in Relazioni Internazionali, vive con Stefania e lavora a Bologna come operatore sociale e mediatore culturale in quanto parla tigrino, amarico, inglese, italiano, un po’ di arabo e francese.

Sembra possibile credere che la contaminazione culturale generi nuove menti e nuove persone desiderose di adoperarsi attivamente per lo sviluppo del contesto sociale di riferimento, ma anche in aiuto dei propri Paesi d’origine. La migrazione è una “forzatura” reciproca, è una grande sfida di tolleranza e generosità, sta ad ogni essere umano farci i conti. La cultura rimane una via d’elezione nell’incontro con l’altro, l’accesso all’istruzione può rappresentare uno strumento di aiuto per l’inclusione sociale e la creazione di persone capaci di comprendere quanto siamo diversi e allo stesso tempo quanto siamo uguali.

Questo progetto difende il diritto allo studio inteso nella sua universalità, a favore della possibilità di inclusione e denuncia ogni tentativo di negarla.

Si ringrazia l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Campus di Rimini

Rossana Messana
sono nata a Palermo dove mi sono laureata in Scienze della Comunicazione. Lavoro a Bologna presso un’organizzazione non profit nell’area formazione e aggiornamento scientifico. Credo nella fotografia come strumento di conoscenza e ricerca. Collaboro con l’associazione Witness Journal sostenendo l’importanza dell’educazione ai linguaggi visivi e della diffusione della cultura fotografica, per un’informazione critica e consapevole.

Paolo Marchetti

DOCENTE :


Paolo Marchetti è un fotogiornalista rappresentato dall’agenzia Getty Images e Verbatim, ha lavorato per circa tredici anni nel campo cinematografico, ricoprendo ogni ruolo del reparto “Operatori” al fianco di alcuni tra i più autorevoli direttori della fotografia italiani e stranieri e inizia in contemporanea i suoi studi fotogiornalistici prestando particolare attenzione alle tematiche politiche ed antropologiche.

Marchetti pubblica i suoi lavori nei magazine internazionali più importanti del mondo tra cui Time Magazine, Newsweek, New York Times, Vanity Fair, 6MOIS, Sunday Times, Days Japan, L’Espresso, Guardian, Geo, De-Spiegel, National Geographic USA, e molti altri.

Negli ultimi anni Marchetti ha ricevuto numerosi Grant e riconoscimenti internazionali tra cui: 7 POYi, 7 PDN, 9 NPPA Best of Photojournalism, il Sony Awards, il Leica Photographer Awards, 3 volte il Lens Culture, 4 volte il MIFA – Moscow Award, il Getty Images for Editorial Photography, l’Alexia Foundation Grant, il Days Japan Award, l’SDN, il Days Japan e il World Press Photo e nel 2016 viene nominato dal POY come “Photographer of the Year” e molti molti altri.

Il suo progetto principale lo ha realizzato in Europa, lavorando per 5 anni in 5 differenti paesi europei, affrontando un’analisi politico-antropologica sul sentimento della rabbia e sul risveglio del fascismo chiamato “FEVER”.

Questo progetto è stato pubblicato per 28 volte in tutto il mondo e ha ricevuto più di 20 Awards.